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R. GARBIN

lumine da confondersi nella luce, - oscuro da non essere notato al buio
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YOU ARE THE SUM OF YOUR PREVIOUS EXPERIENCES ALONG YOUR ENTIRE LINE OF EXISTENCE, WHICH CONTINUES FROM BEFORE YOUR CONCEPTION.
NOW YOU ACCUMULATE, THROUGH YOUR CURRENT GENETICS AND YOUR PRESENT THOUGHT IN YOUR MIND, WHAT YOU WILL SUBSEQUENTLY BECOME.
YOU UNDERSTAND CLEARLY THAT THERE CAN BE NO BEGINNING, NO FIRST ORIGIN... BECAUSE YOU WERE, YOU ARE, AND (LOGIC IMPLIES & ENFORCE THAT) YOU WILL BE.
I CHALLENGE ANYONE TO PROVE THE CONTRARY.
IL MANIFESTO - IN SINTESI
|Laddove non arriva la luce, l’ oscurità ne protegge la fonte.|
PERCEPISCO LA REALTÀ E NE HO COSCIENZA, COME TUTTI VOI ALTRI, PERCHÉ SONO VERO, AUTENTICO, ALLA PARI DI OGNI ALTRO ESSERE CHE ALMENO VEGETI.
CIÒ NON SAREBBE SE VERITÀ NON FOSSE E QUESTA SI AFFERMA DELIMITATA DA QUELLO CHE VERO NON È: IL FALSO.
LA VERITÀ È MIO SENSO DI ESISTENZA – DI QUESTO HO COSCIENZA IN VITA. TUTTO CIÒ È REALE, LO AMMETTO SENZA PREOCCUPARMI DI ESSERE FRAINTESO O CRITICATO, SONO SICURO.
DATO PER FATTO CHE IL MIO ESSERE È EFFETTIVO PER COMPOSIZIONE RAFFINATA DI DUE SOLI PRINCIPI POLARI OPPOSTI, DI CUI OGNI ATOMO INFINITESIMO È COMPOSTO, MI RITENGO DEFINITO E DETERMINATO A PORTARE AVANTI QUESTA CAUSA: L’ AFFERMAZIONE DELLA VERITÀ. LO FACCIO CERCANDO INCESSANTEMENTE DI DIVULGARLA CON PAROLE, FATTI E ATTEGGIAMENTI/ASSETTI IN ESSERE, SEMPRE, PER QUANTO CI RIESCA.
QUANDO SBAGLIO È UN ERRORE RICHIESTO DAL DESTINO, NON SOLO MIO, MA ANCHE DA CHI E DA CIÒ CHE È PARTECIPE NEL MIO CAMPO DI ESISTENZA E AZIONE.
LA DINAMICA DELL’ ESISTENZA, INTESA COME VITA È POSSIBILE TRAMITE IL MOVIMENTO, IL CAMBIAMENTO… L’ALTERAZIONE DI STATO.
QUELLO CHE SPERO È QUELLO IN CUI CONTO, ED È IL PERSISTERE DEL MIO SENSO DI GIUSTIZIA.
OGNI SENSIBILITÀ AL DOLORE MIO, SIA PURE DI QUALCUN ALTRO, NE DETERMINA, DELLA GIUSTIZIA, L’ ORIENTAMENTO.
È MIO IMPEGNO DOVEROSO,
LA RETTITUDINE.

SOLITUDINE
Cos’ è la solitudine?
Dipende da cosa intendi per solitudine. Per me non può essere che una sensazione, uno stato di coscienza; ed è superabile.
Non sei mai completamente solo/a, non esiste essere che lo sia, fattene una ragione.
Puoi essere più vicino o più lontano a/da qualcun altro, ma non sei mai solo/a, né lo sarai mai, anche perché non lo sei mai stato/a … semplicemente, non può essere.
Una sola cosa è unicamente sola, perché è l’ unica, è tutto ciò che esiste e non può essere altro che così: l’ Universo. E l’ Universo non è un essere, è appunto tutto ciò che esiste ed è composto da infinite singolarità, tra cui gli esseri.
L’ Universo non è Dio, è tutto. In questo senso, l’ Universo è il Tutto, nel Presente, l’unico tempo veramente possibile ed eternamente reale.
CREDERE
IO ESISTO
appunti
1) Accettando l’ idea della fisica quantistica che un osservatore può influire sul corso di un evento che egli guarda, si potrebbe formulare la teoria del perché qualcosa sfugge sempre al metodo scientifico, che necessita di almeno una prova o dimostrazione per convalidare come vera una realtà. Probabilmente è questo il movente che spinge l’umanità ad ampliare la propria conoscenza: l’impossibilità di sapere ogni cosa istantaneamente. Com’è logico, quindi, diamo per scontato che l’ignoranza ci spinge a voler conoscere sempre di più, appunto per colmare la momentanea lacuna, ben sapendo, perciò, che per continuare su questa via (quella di soddisfare la propria curiosità), necessitiamo di essere incompleti costantemente di saggezza assoluta.
Io penso che tutto ciò sia in noi, nella natura umana.
2) Come esiste l’ infinitamente grande, esiste anche l’ infinitamente piccolo.
Per quanto concerne l’infinito è facilmente assimilabile il concetto che, matematicamente, si può sempre aggiungere una cifra ad un numero, rendendo per risultato un numero più grande.
Trattando la questione dell’infinitesimale posso dimostrarlo logicamente che se prendo a campione un punto quantificabile e notabile, esso ha una dimensione, che a sua volta è divisibile per un’ altra grandezza; basti pensare al numero decimale intero più piccolo (1) che è frazionabile in 10 unità da 0,1 o 100 unità da 0,01 e così via.
ASSIOMA DI GIUSTIZIA UNIVERSALE
"Ciò che succede è giusto . Negare che sia giusto ciò che succede esprime la non-accettazione della realtà , che è giustificata di per sé dal fatto che sta esistendo ."
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Il fondamento della verità
Il mio primo valore è la verità.
Tuttavia vivo in una realtà dove esiste anche la falsità e penso che questa mi condizioni in quanto è presente, non voglio ignorarla, dato che ne conosco il concetto. Allora, perché ho sbagliato anche dopo aver dato via al perseguimento di questa condotta di vita? È possibile che i miei errori di non essere stato veritiero, successivamente alla mia “illuminazione”, siano soltanto causati da colpa mia? Penso più no che si. Intanto devo ammettere che il valore della solidarietà con altri esseri umani e più ancora il timore di provare dispiacere hanno influito nel mio atteggiamento verso la società; penso che sia una cosa normale essere guidati dalla paura o timore di provare dolore, sia anche psicologico e dall’attrattiva del provare piacere. Ma teorizzo che il motivo per cui sia così disagevole a volte essere sinceri e dire la verità e comportarsi veritieramente, lealmente e onestamente sia insito nel fatto che esiste anche la falsità e che questa faccia parte dell’universo con pari importanza della verità; fatto questo che potrebbe essere causa di influenza nella mia vita e atteggiamento.
Il lume della ragione mi ha insegnato che anche il falso è reale, pertanto una cosa falsa è in realtà una vera falsità; semplicemente una falsità è qualcosa che esiste come diversa dalla verità della stessa essenza.
Perché mai la verità è così importante nella mia vita ed esistenza? Perché parto dal presupposto che la sincerità, l’onestà, l’autenticità e la lealtà siano concetti che applicati alla vita rendono del bene.
In particolare la sincerità è un atto di lealtà dovuto verso ciò che percepisci e per come lo percepisci.
Attraverso i 5 sensi fisici e successivamente l’elaborazione mentale della realtà ti fai un’ idea (o più di una) di essa. Con questi strumenti, rivelatori del contesto in cui ti trovi, che senso avrebbe una linea di atteggiamento mendace?
La mia risposta è: un senso negativo; quindi non conveniente, controproducente, sbagliato!
Capisco che mentire possa sembrare più conveniente in certe situazioni, ma questo, a mio parere, è destinato solo al breve termine. Invece essere sincero/a, secondo me, consolida l’integrità dell’individuo che insegue questo principio e assicura l’essere “a posto” con la propria coscienza, aprendo una via più sicura a lungo termine. A questo proposito, però, cito un esempio che potrebbe rappresentare un’eccezione: cosa faresti se venissi torturato per mentire? La mia risposta è: all’eventuale soglia dell’insopportabilità di tale dolore o anche prima, metterei in chiaro con chi mi starebbe aguzzando che mentirei e poi cercherei di rimediare a tale menzogna. Penso che tale caso sia da giustificarsi in quanto per vivere in questa dimensione, naturalmente legati al piacere e al dolore, debba esserci il comfort necessario per esistere, perciò l’impulso alla vita può tendere a giungere a qualche compromesso pur di continuare. Certo è che per coerenza al principio cardine non esistono accettazioni di questo tipo e in tale situazione la cosa giusta da fare è morire piuttosto che mentire; ma chi ce la farebbe Con questo non intendo affermare che il martirio sia una “strada” sana da percorrere, né tantomeno cercarlo per provare la propria forza di carattere.
Io penso di essermi dedicato seriamente alla verità dopo che lessi, in un libro di Wayne W. Dyer (Le vostre zone erronee), che certe persone, nella loro vita, cercano la verità, e di avere in seguito pensato che per avere verità bisogna anche dare verità, cioè divulgarla nella propria vita quotidiana. Ma ci pensi? Noi viviamo in reazione della verità che percepiamo, cioè a quella che riteniamo sia la verità. Come puoi, dopo questa considerazione rifiutarti di perseguirla? Come puoi pretendere di ottenere verità della realtà, se sei una persona falsa, mendace? Saresti insano di mente se pensassi di meritarla attraverso una condotta costellata da bugie come strumenti per raggiungere qualsiasi tuo scopo.
Personalmente, la sincerità si è instaurata così tanto in me, da farne un’ossessione, cosicché anche se solo dico una cosa inesatta e non avessi la possibilità immediata di potermi adeguatamente correggere, mi sentirei in colpa e, in caso di lungo periodo, in passato, anche frustrato. Tuttavia, da quando ho letto una cosa da un libro di Anthony Robbins, e questa idea si è insediata ed evoluta in me, sono giunto ad una certa libertà spirituale dai miei errori di questo tipo che ho commesso nel passato; cioè tengo a mente, per quanto mi è possibile l’episodio o gli episodi erronei del genere, ma cerco di non prevenirmi il presente, perché, mi auguro che concorderai con me, è più importante non sbagliare nel presente, che il non aver sbagliato nel passato. Dopotutto, una reazione immediata ad un proprio errore potrebbe rivelarsi un altro errore di correzione (cioè si potrebbe perfino sbagliare a correggersi). Questa non è una regola sempre valida, infatti, a mio giudizio, prima ci si corregge, meglio è. Certo che ci sono casi in cui può diventare umiliante correggersi, come, per esempio, esprimere un’opinione negativa vera in seguito ad una positiva falsa su una persona, riguardo alla stessa persona; cosa che potrebbe farci apparire come individui indegni, specie se “ci siamo costruiti” una situazione su quella opinione positiva falsa (ma ecco l’esempio, più definito: ti complimenti con una persona dicendole che è bella, e magari le fai anche un sorriso, come per dimostrare che ti piace, quando in realtà pensi che sia brutta e non ti piace. Vai avanti e ti rendi conto che questa tua non-sincerità è incoerente con la tua attuale condotta. Che decidi di fare adesso? La cosa giusta da fare è, se ti capita l’occasione, di dirle la verità.
Un episodio del genere a me è capitato, anche se non proprio così, e tutt’ora(20150429) non mi sono ancora corretto. In passato, questo mi faceva sentire frustrato, mi sembra, adesso non più, anche se ogni tanto mi capita di pensarci e vorrei(anzi, adesso proprio lo voglio) arrivare a risolvere questo problema).
Il contesto può essere complicato quando più persone assistono all’episodio in cui tu sei rivolto alla persona in questione, perché, in questo caso, la cosa migliore da fare sarebbe correggersi con la persona summenzionata e in presenza delle stesse altre persone che avevano assistito. Comunque, se la cosa risultasse troppo ardua, è meglio correggersi con la persona principale soltanto, che non correggersi affatto.
Un caso particolare è quando non si risponde esattamente ad una domanda postaci.
Porto ad esempio una situazione che mi è capitata la scorsa notte (oggi è il 26 Giugno 2011)… Ero con un gruppo di amici e, penso, amici di quel gruppo. C’è stato un momento, durante il quale veniva fatta passare di mano uno spinello. Io tutt’oggi non fumo spinelli, anche se in passato mi è capitato di fare qualche tirata, ma molto tempo fa; sono contrario. Ebbene, mi è stato chiesto, mi sembra: “Fumi ?”, proponendomi lo spinello e io a quanto ricordo ho risposto “No, grazie”, rifiutandolo; però fumo sigarette normali. Di seguito mi sono sentito in colpa perché ho pensato di non essere stato abbastanza esplicito (in assoluto), perché io intendevo che non fumavo spinelli, però la domanda è stata (in assoluto) se fumavo, e io con la mia risposta ho esternato una mia non-abitudine che in assoluto significa che non fumo proprio. Allora poco dopo finchè eravamo ancora lì, mi sono acceso una delle mie sigarette, dimostrando che fumavo. Ma la correzione più esatta col mio principio di verità , sarebbe stata dover dirgli , al tipo che mi ha proposto lo spinello, che io non fumavo spinelli (anche se mi è capitato, molto tempo fa, mi sembra, che ho fatto qualche tirata di “canna”), davanti agli stessi altri partecipi.
Un altro caso che mi è capitato è stato (lo racconto per come ne ho ricordo)ad Amsterdam, e che esemplifica una situazione apparentemente irrisolvibile in vita. Ero in vacanza con amici e per una strada si è avvicinato un mendicante che mi ha chiesto o intimato di dargli soldi. Io gli ho risposto di getto che non ne avevo, mentre in verità ne avevo... Come potrei fare a rimediare con quella persona di cui non ho ricordo nemmeno della faccia?
Qui purtroppo bisogna lasciar stare per non fare qualcosa di pazzesco. L’unica possibilità concreta che spero si sia verificata è che quel tipo abbia avuto almeno il dubbio che io gli abbia mentito, altrimenti l’errore è comunque al di là del mio potere di correggerlo.
Ora con la mia esperienza, è inutile che mi danni l’anima a crucciarmi con ciò su cui non posso intervenire e penso che se fatti del genere capitano, una ragione almeno c’è ed è giusta. Probabilmente questa ragione (che è impossibile, almeno per me, durante la mia vita, correggere ogni mio errore di questo genere) è che è tollerata e addirittura necessaria la menzogna in occasioni del genere, cioè quando, dopo aver mentito ci si pente e non è più possibile rimediare la bugia. Devo essere più esplicito… Se tu adesso che sai questo, ne approfitti e sbagli (esempio: sbagli se ti dai la probabilità di essere mendace, per poi pentirti).
Ma qual’era quella cosa che ho letto e che mi ha dato forza di spirito? Per come è diventata o è adesso, nella mia mente, è questa domanda: quali sarebbero i tuoi obiettivi o il tuo obiettivo, se fossi certo di non poter sbagliare?
In me questa domanda si è radicata a tal punto che arrivo a sperare che, se non risolvo in vita, forse, dopo la mia morte potrei avere occasione di risolvere un mio problema o più problemi di questa vita.
E qui entra in gioco un’altra idea personale, cioè quello che io penso ci sia dopo la morte.
Non voglio negarmi a te a questa risposta.
Dunque, parto dall’affermare che io sono un agnostico tendente all’ateo. Mi spiego meglio: non sono certo della non esistenza di un dio unico o di più dei; infatti non posso dimostrare questa non esistenza, ma penso che probabilmente sia proprio una non-esistenza, piuttosto che un’esistenza reale e sfido chiunque a dimostrarmi il contrario. Non ci sono prove certe di un Dio, per quanto ne so, finora.
Allora, cosa c’è dopo la morte? Niente?
Io non riesco ad approvare un’idea del genere (ma se sei presente e vivo adesso, perché non saresti dovuto esserlo prima? E perché non potresti esserlo dopo? Perché mai dovrebbe essere la vita presente il nostro periodo di riferimento? Sono d’accordo con il citare che è l’unico tempo nel quale possiamo agire, ma non posso credere che con la morte sia finito tutto per ognuno di noi).
Io sono propenso a credere alla mia teoria (che probabilmente è anche effettivamente pratica):
<<l’IO non muore mai definitivamente; semplicemente cambia fase. Potrebbe rinascere in un altro individuo o persino in una pianta, o dividersi in più entità, o congiungersi ad un’altra, cambiare forse livello di esistenza; e questo comporta l’azzeramento della sicurezza provabile di un ricordo o più ricordi di un’esistenza precedente, ma anche l’incertezza di quella successiva, futura .>>
Un altro mio pensiero è che noi potremmo essere parte di un essere maggiore o più esseri più grandi, cioè parte di una o più entità più grande/i dell’universo conosciuto finora. Ciò per qualcuno potrebbe sembrare come se io credessi, almeno in parte, ad una sorta di religione deistica. E qui voglio precisare: per entità più grande, intendo un essere eventualmente simile ad ognuno di noi, anche se non necessariamente in senso fisico e aspettuale, con il proprio limite o le proprie limitazioni, la propria vulnerabilità. Del resto, ciascuno di noi, non potrebbe essere un’entità più grande rispetto a qualcosa di molto più piccolo al suo interno, come qualcosa di molto più piccolo di un suo atomo? Non potrebbe, ciò, essere un essere così piccolo (da non poter venire riscontrato, per limite di nostre capacità sensoriali), e magari anche membro di una comunità, per il quale l’individuo di cui è parte sia percepito come un dio invisibile?
Aldilà di queste teorie, quello che più importa è: a cosa ti conviene credere in una religione di cui non puoi provare la veridicità?
Forse tu sei una persona che ha bisogno di credere a qualcosa di “superiore” per stare bene con te stesso, per non avere paura della morte, per trovare una giustificazione, un senso alla vita che fai, o per darti una spiegazione a qualcosa al di fuori della tua possibilità razionale!
Ma perché tanta gente ha maturato convinzioni religiose?
Bisogna, senza coglierne il significato spregiativo, partire dalla base dell'ignoranza come uno, se non il primo, dei nostri limiti: quando nasciamo siamo ignoranti. Il fatto che la realtà continui a cambiare dovrebbe renderci consci che ci saranno sempre cose da imparare, ma il nostro limite di crescita fisico comporta una restrizione di tipo intellettivo. L' evoluzione della specie può portare al miglioramento della tecnologia del cervello, col tempo, ma ci sarà sempre una barriera relativa a ciò che si può capire, perchè ci sarà sempre un contesto più grande di noi.
Accettato questo e resici conto delle nostre dimensioni a paragone del nostro habitat e di ciò che sappiamo essere molto più grande, come l'universo, è facile osservare che ci sono forze che agiscono in questo, superiori alle nostre. Di qui al concetto di onnipotenza il passo è breve. L' immaginarci noi stessi come esseri spirituali in quanto coscienti, probabilmente ci fa tendere ad ipotizzare un grado di consapevolezza superiore, nel caso estremo infinita. E cosa c'è di più facile che identificare questo in un dio?
Il fatto che si creino errate convinzioni è da attribuire alla diffusione di comportamenti mendaci come opportuni. La falsità ha diritto di esistere in contrapposizione alla verità, non è possibile eliminarla. È proprio per una regola di diversità nella quantità di membri della società che ci sono opinioni diverse, ma la verità resta sempre una, caso per caso.
Il mio consiglio in merito è questo: trai dalla religione o dalle religioni l’insegnamento o gli insegnamenti che puoi praticare, senza credere al perché religioso per cui devi applicarlo/applicarli. Pensa che può essere giusto fare così, perché è conveniente innanzitutto per te stesso, e poi, possibilmente, in conciliazione con gli altri esseri. Essere onesti e leali ci conviene, perché così vivendo siamo rispettosi del prossimo e possiamo contribuire, tramite la sincerità, a far percepire la verità, anche se questa potrebbe portare a sofferenza spirituale.
Pensaci: preferisci che una persona sia gentile e ti imbrogli e/o ti faccia un falso complimento piuttosto che sia onesta e ti dica ciò che pensa di te?
Un falso complimento educato, può apparire come convenevole in società, ma ti auguro di arrivare a capire che ciò è una sorta di cancro in effetti per la realtà vera. Piuttosto non esprimerti! Questo, secondo me, è più “educato”, in quanto penso che sia meglio tacere che ferire verbalmente una persona o peggio di mentirle.
Se intendi trovare la verità devi servirti solo di verità, questo è il principio teorico.
In pratica, penso, non sia sempre applicabile da un individuo.
Ma è il principio che conta.
Se infatti cerchi di ottenere una verità con la menzogna o anche con quella, potrai forse ottenere la verità che cercavi, ma, secondo me, sei destinato ad attrarre a te ancora falsità.
È l’intento che deve essere puro e sincero per essere ricompensato a dovere.
L'origine prima che non fu mai stata
Nel corso della mia vita mi sono imbattuto in teorie circa l’inizio dell’universo. Per ciò che sento posso semplicemente affermare che a mio parere un inizio del tutto non ci sia mai stato, o meglio: non c’è mai stato un inizio primo assoluto.
Pensateci… E prima di questo (mai esistito, per logica) ipoteticamente falso primo inizio cosa c’era? Nulla? Impossibile, perché, se così fosse stato, dal nulla si genera nulla (assioma). Deve esserci stato qualcos’altro, per forza…
La mia teoria, che reputo più veritiera, è che l’universo è in continua mutazione, ma per noi umani che abbiamo avuto un inizio, col concepimento, viene spontaneo cercare e/o darsi una spiegazione che necessiti di un inizio assoluto.
Mi sembra talmente semplice e razionale accettare questa verità, che qualsiasi altra ipotesi mi sembra banalmente assurda.
Ricorda sempre che esistono verità e falsità e queste, per continuare a sussistere hanno bisogno di essere coscientemente concepite, contemplate, divulgate.
Personalmente, mi ritengo fortunato a sapere questo principio, che ritengo più valido.

WELCOME
Il Nemico
Il Nemico è chi/cosa frena il fluido e scorrevole percorrere del tuo sentiero esistenziale.
Ringrazia per averne almeno 1: questa circostanza è la condizione che possibilizza il tuo raggiungimento della Vittoria personale.
Ogni sofferenza, seppur minima, è pagare e quindi legittimare il tuo avanzamento per conseguire il successo che meriti. E tutti pagano, te compreso.
Intendi il pagamento per la realizzazione del tuo Obiettivo, come l’ atto unilaterale tuo in un contesto bidirezionale.
Quindi puoi credere di avere un ritorno per ogni tua spesa effettuata, sia essa economica, morale, fisica o altro.
Il karma conferma questo status, non lo contraddice, è impossibile.
LIBERATORIA
Io sono responsabile per ciò che intendo io, non per ciò che capisci tu.
Ciò che è pubblicato in questo mio spazio web non è necessariamente corrispondente alla realtà di ognuno.
Essenzialmente mi avvalgo della facoltà di pubblicare ciò che penso, non già ciò che adesso è vero qui.
Roberto Garbin