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Risultati di ricerca

48 risultati trovati con una ricerca vuota

  • YOU ARE MY ‘FLAME’

    YOU ARE MY ‘FLAME’ Hello, When you are not present beside me, I think of you. Then I do not feel your absence, because thinking of you makes me feel love, love toward you, even though you are not close to me, not in my presence, here beside me. I think of you, and the cell of my spirit, my life… opens; I am no longer a prisoner, I am free. My mind can thus draw from unlimited resources and from an infinite origin within the Infinite. I am what I wanted and wished to be. I am what I desire and want to be. Therefore, I have no reason to have, now, any aspiration, desire, will, or ambition. I am myself: whole, complete, formed, definitive, and updated to the present moment, in synchronicity with the All. I am in the All and a part of the All: the Universe. That same and only Universe where you also are, of which you yourself are an indispensable part for its functioning and yours, just as I am. This is what I consider important. However distant and/or separated we may be concretely, we 2 exist, and together—just the 2 of us, or we 2 with other beings and every other thing—we are 1 single thing. [TRADOTTA GRAZIE ALL’AIUTO DI Copilot]

  • SEI LA MIA 'FIAMMA'

    SEI LA MIA ‘FIAMMA’ CIAO QUANDO NON SEI PRESENTE ACCANTO A ME, IO TI PENSO. ALLORA NON SENTO LA TUA MANCANZA, PERCHÉ IL PENSARTI MI FA PROVARE AMORE, AMORE NEI TUOI CONFRONTI, BENCHÉ TU NON SIA VICINA A ME, NON IN MIA PRESENZA, QUI ACCANTO. TI PENSO E LA CELLA DEL MIO SPIRITO, LA MIA VITA… SI APRE; NON SONO PIÙ PRIGIONIERO, SONO LIBERO. LA MIA MENTE PUÒ COSÌ ATTINGERE A RISORSE ILLIMITATE E DI INFINITA ORIGINE NELL’INFINITO. SONO CIÒ CHE VOLEVO E DESIDERAVO ESSERE. SONO CIÒ CHE DESIDERO E VOGLIO ESSERE. QUINDI NON HO MOTIVO DI AVERE, ORA, ASPIRAZIONE, DESIDERIO, VOLONTÀ, AMBIZIONE ALCUNA. SONO ME STESSO: INTEGRO, COMPLETO, FORMATO, DEFINITIVO E AGGIORNATO AL MOMENTO PRESENTE, IN SINCRONIA COL TUTTO. IO SONO NEL TUTTO E UNA PARTE DEL TUTTO: L’ UNIVERSO. QUELLO STESSO E UNICO UNIVERSO DOVE SEI ANCHE TU, DEL QUALE SEI TU STESSA UNA PARTE INDISPENSABILE AL SUO E TUO FUNZIONAMENTO, COSÌ COME LO SONO IO. QUESTO È CIÒ CHE RITENGO IMPORTANTE. PER QUANTO LONTANI E/O SEPARATI POSSIAMO ESSERE CONCRETAMENTE, NOI 2 CI SIAMO E INSIEME, NOI 2 SOLI O NOI 2 CON GLI ALTRI ESSERI E OGNI ALTRA COSA, SIAMO UNA COSA SOLTANTO.

  • Esplorare il legame tra innatismo e consapevolezza filosofica [by AI]

    Quando penso al rapporto tra ciò che è innato e la nostra coscienza, mi rendo conto di quanto sia profondo e complesso. La coscienza umana non è solo un prodotto dell’esperienza, ma sembra avere radici che affondano in qualcosa di più antico, forse inscritto nel nostro stesso essere. Questo mi porta a riflettere sul concetto di innatismo, una teoria che sostiene l’esistenza di conoscenze o predisposizioni presenti fin dalla nascita. La domanda che mi pongo è: quanto della nostra consapevolezza è davvero innata? E come si intreccia questo con la nostra esperienza quotidiana, con la nostra crescita spirituale e filosofica? In questo articolo, voglio accompagnarti in un viaggio attraverso queste idee, cercando di offrire spunti concreti e riflessioni profonde. Innatismo e consapevolezza filosofica: un dialogo antico L’innatismo è una teoria che ha radici antiche, risalendo a filosofi come Platone e Cartesio. Essi sostenevano che alcune idee o conoscenze non derivano dall’esperienza, ma sono presenti nella mente fin dalla nascita. Questo concetto si scontra spesso con l’empirismo, che invece vede la mente come una tabula rasa, una lavagna vuota da riempire con l’esperienza. Personalmente, trovo affascinante come questa dicotomia rifletta anche il nostro modo di vivere la consapevolezza. Da un lato, siamo plasmati dalle esperienze, dalle relazioni, dal mondo esterno. Dall’altro, c’è qualcosa dentro di noi che sembra già sapere, che guida le nostre intuizioni e percezioni più profonde. Questa tensione tra innato e acquisito si manifesta anche nella filosofia contemporanea, dove si cerca di capire come la coscienza possa emergere da strutture biologiche e mentali, ma senza perdere di vista la dimensione spirituale e metafisica. Eye-level view of an ancient philosophical manuscript on a wooden table La mente umana: un intreccio di natura e esperienza La mente umana è un territorio affascinante e misterioso. Studi neuroscientifici mostrano che alcune capacità cognitive sono presenti fin dalla nascita, come la percezione del tempo, la capacità di riconoscere volti o la predisposizione al linguaggio. Questi elementi sembrano confermare l’idea che non tutto nasce dall’esperienza. Tuttavia, la coscienza va oltre queste capacità innate. Essa include la consapevolezza di sé, la riflessione, la capacità di interrogarsi sul proprio essere e sul mondo. Qui entra in gioco la dimensione filosofica: la coscienza non è solo un prodotto biologico, ma anche un fenomeno che coinvolge la nostra interiorità più profonda. In questo senso, la consapevolezza filosofica ci invita a esplorare non solo ciò che sappiamo, ma anche come sappiamo, e perché. È un invito a guardare dentro di noi, a scoprire quei semi innati che possono fiorire solo attraverso la riflessione e l’esperienza. Cosa propone la teoria dell'innatismo? La teoria dell’innatismo sostiene che alcune idee o conoscenze sono presenti nella mente fin dalla nascita, indipendentemente dall’esperienza sensoriale. Questo significa che esistono principi universali, verità fondamentali o predisposizioni cognitive che non impariamo, ma che semplicemente "scopriamo" dentro di noi. Ad esempio, Platone parlava delle idee innate come forme perfette e immutabili, mentre Cartesio riteneva che la conoscenza di Dio e di sé stessi fosse innata. Nel contesto moderno, alcuni studiosi suggeriscono che la struttura del linguaggio o la capacità di riconoscere schemi siano innati. Questa teoria ha implicazioni profonde per la nostra comprensione della coscienza. Se alcune conoscenze sono innate, allora la coscienza non è solo un prodotto dell’ambiente, ma anche un’eredità che portiamo con noi, un patrimonio interiore che ci guida. Come possiamo allora coltivare questa consapevolezza innata? La risposta sta nella pratica della riflessione, della meditazione e dell’autoindagine, strumenti che ci permettono di accedere a quella parte di noi che è già pronta a comprendere. Il legame tra innatismo e coscienza umana Esplorando il legame tra innatismo e coscienza umana, mi rendo conto che questa connessione è fondamentale per comprendere chi siamo veramente. La coscienza non è solo un prodotto dell’ambiente o dell’apprendimento, ma un fenomeno che nasce da una struttura interna, da un nucleo di conoscenza e consapevolezza che ci accompagna fin dall’inizio. Questo non significa negare l’importanza dell’esperienza, ma riconoscere che essa si intreccia con ciò che è già presente dentro di noi. La coscienza si sviluppa, si espande, ma parte da un punto di origine che è innato. In termini pratici, questo ci invita a non cercare solo fuori di noi le risposte, ma a guardare dentro, a fidarci di quella voce interiore che spesso ignoriamo. È un invito a coltivare la consapevolezza filosofica come via per scoprire e valorizzare ciò che è già dentro di noi. Close-up view of a person meditating in a serene natural environment Come integrare l’innatismo nella crescita personale Se accettiamo che una parte della nostra coscienza è innata, allora possiamo usare questa consapevolezza per migliorare la nostra vita. Ecco alcuni suggerimenti pratici: Pratica la meditazione - Aiuta a calmare la mente e a connetterti con la tua consapevolezza interiore. Fai domande profonde - Interrogati su chi sei, cosa senti e cosa desideri veramente. Leggi filosofia e spiritualità - Approfondire queste tematiche stimola la riflessione e apre nuovi orizzonti. Scrivi un diario personale - Mettere per iscritto i tuoi pensieri aiuta a chiarire la mente e a scoprire schemi nascosti. Sii paziente con te stesso - La crescita interiore è un processo lento, che richiede tempo e dedizione. Questi passi ti permettono di coltivare quella parte innata di consapevolezza, trasformandola in una guida concreta per la tua vita quotidiana. Verso una nuova consapevolezza Il viaggio attraverso il legame tra innatismo e consapevolezza filosofica è un percorso di scoperta e di crescita. Non si tratta solo di teoria, ma di un invito a vivere con maggiore profondità e autenticità. La consapevolezza non è un traguardo lontano, ma una realtà che possiamo toccare ogni giorno, se solo impariamo a guardare dentro di noi con occhi nuovi. L’innatismo ci ricorda che non siamo vuoti o casuali, ma portiamo con noi un patrimonio di conoscenza e saggezza che aspetta solo di essere risvegliato. Ti invito a continuare questa esplorazione, a fare della tua vita un laboratorio di consapevolezza, dove innato ed esperienza si fondono in un’unica, luminosa realtà. Spero che questo articolo ti abbia offerto spunti utili e stimolanti. La riflessione su questi temi è un cammino personale, ma anche un modo per connettersi con qualcosa di più grande, con la verità che abita dentro di noi. Buona esplorazione!

  • Il perdono

    Cos’è il perdono? È una rinuncia a vendicarsi, quindi un’ azione positiva atta a non fare del male verso chi, invece, ne ha provocato a noi, escludendo così la possibilità di cadere nel gioco delle offese bilaterali che sono negative per entrambe le parti. È un atto d’ amore nei confronti del nemico. È degno di nota, però, cosa implichi questo gesto. Il perdono sincero comporta anche correre il rischio di essere nuovamente offesi proprio da chi lo riceve. Ma rimette la responsabilità dell’azione ostile al perdonato. Non solo; a mio avviso, perdonare, consegna il nemico al proprio destino sotto il sistema del Giudizio Universale. Premesso questo, io penso che, in definitiva, il perdono sia estremamente coraggioso, nonostante la fragile situazione a cui ci si espone nel concederlo. Ma ci libera dal fardello del risentimento. Il perdonare può essere inteso, metaforicamente, come lasciar cadere la zavorra inutile, per spiccare il volo in libertà, nonostante si possa incorrere in una tempesta. È il rifiuto di avere vincoli negativi col passato. È un balzo della fede nella speranza di un futuro migliore.

  • Non temere la morte

    Non so, ad oggi, cosa ci sia oltre la morte. Sinceramente, non ho fretta di scoprirlo. Mi importa di più la qualità della mia esistenza; che sia vita o qualcos'altro è relativo alla dimensione della realtà in cui ci si trova. Ho superato la brama dell'immortalità, in quanto non so nemmeno se questa sia possibile per un essere umano. So che la vita umana in generale ha un suo sistema di sopravvivenza, legato alla riproduzione eterosessuale; ma questo sistema non assicura affatto la sopravvivenza del singolo individuo sul piano fisico, anzi, ne sfrutta il ciclo vitale. Quindi, che senso ha cercare di sapere cosa c'è dopo, prima che sia il tempo naturale a stabilirlo? Oltretutto, in questo ambito, l'informazione più autentica verrebbe determinata dall'esperienza diretta... Io ho tratto un insegnamento da un libro di Wayne Walter Dyer e l'ho adattato alla mia direttiva per quanto concerne la ricerca spirituale in questa vita; allora, quello che posso affermare è che NON ME NE FACCIO UN PROBLEMA DI VITA O DI MORTE. Quello che invece cerco di evitare è la sofferenza! E benché possa risultare una missione impossibile, permane l'orientamento su questa via.

  • Analisi dei rischi

    Correre coscientemente un rischio significa affidare la propria sorte al giudizio di qualcun altro o quantomeno sfidare qualcosa che non si conosce bene, ragion per cui io "vedo" questo genere di azione come un atto irresponsabile. È un po' come giocare d' azzardo col destino. Chi consiglia il rischio nella vita, come anche negli affari è stato molto probabilmente fortunato fino al momento in cui ha espresso questo suggerimento, ma la stessa sorte non è matematicamente sicura per il destinatario che riceve questa informazione. Io mi sento di snobbare tale input. La mia strategia prevede invece la cautela informativa, contemplando eventualmente anche possibili dipendenze delle fonti di informazioni ricevute di cui si va' a caccia. E soprattutto la progettazione e costruzione della realtà personale usando il più possibile fonti proprie o comunque di cui siano stati pagati i servigi; questo sotto l'aspetto legittimo e magari anche etico. In assenza di tali condizioni è, secondo me, più prudente rinunciare all'azione da intraprendere.

  • Una sola condizione deve dettare le tue regole: LA VERITÀ.

    Essere liberi di vivere come vogliamo è un diritto universale assoluto. Vale a dire che se paghi il prezzo delle tue azioni, puoi fare ciò che vuoi. Dove questo diritto viene a mancare, non c'è libertà e se questa manca, significa che ne stai pagando il conto. Se ti chiedi perché non hai carta bianca per scrivere la tua storia, ti manca almeno qualche informazione attendibile sulla tua situazione.

  • Perché credo nella predestinazione - Il mio pensiero

    Essenzialmente ti giochi sempre le carte che hai. Abbiamo una genetica definita e sebbene forse questa sia riplasmabile, il punto di partenza dalla nascita (o meglio ancora dal concepimento) è uno solo, cioè la base di partenza non è opzionabile per il soggetto. Questa genetica può reagire solo in una maniera all' ambiente circostante, la tua. E allora ciò che scelgo/decido? Non conta nulla? Certo! Certo che conta. Ogni tua scelta e/o decisione va' ad influenzare il tuo futuro già nell'immediato, da quando la fai. Ma io ritengo che anche la selezione del tuo atteggiamento e del tuo pensiero sia determinato da come sei, perciò da come eri e ti sei evoluto, quindi da come sei partito; e questo non lo puoi cambiare, è già passato, è un dato di fatto che porterà soltanto ad una o più discriminate conseguenze. Casomai non puoi sempre prevedere queste conseguenze, non le puoi sempre sapere prima... Puoi cambiare, ma sempre in un certo modo, di volta in volta: il tuo modo! Tutto ciò vale per tutti e per ogni cosa. Fondamentalmente questo è destino.

  • Smettere di fumare?

    Assunto che il karma ti compensa/contrasta compatibilmente alle tue caratteristiche, mi chiedo quale sia il senso di prediligere lo sviluppo, nel mio caso, dell'intelligenza a scapito magari della salute generale del mio fisico. Questo problema mi è sorto in seguito alla lettura del libro STOP ALLA DIPENDENZA DAL FUMO di Franco Riboldi, nel quale si asserisce che alla nicotina è stato riconosciuto proprietà implementative delle performance intellettuali (pagine 46-47). Io, che sono fumatore, ora temo che smettendo di fumare perderei in intelligenza, migliorando però lo status salutare generale del mio corpo. Questo passo potrebbe essere inteso come un investimento dell'intelligenza a pro del mio benessere personale. Il fatto è che quanto appreso dal libro mi demotiva ad intraprendere sforzi eccessivi per smettere di fumare. Per esperienza personale di astinenza dal fumo di sigaretta, per circa poco più di un anno solare (negli anni 2007-2008), posso testimoniare di esserci riuscito una volta, benché le condizioni esperienziali fossero diverse... Allora ce la feci dopo aver letto il libro di Allen Carr È FACILE SMETTERE DI FUMARE SE SAI COME FARLO, passando da 40 sigarette (all'incirca) a zero, immediatamente dopo finito di leggere il libro. La rilettura del libro non mi servì una seconda volta, in quanto non funzionò più come la prima. Fumare mi piace e mi appaga anche psicologicamente, ma ha un costo elevato, al mio livello di dipendenza e probabilmente va ad influire anche sull'opinione altrui riguardo me. Aggiungo anche che il mio obiettivo è di raggiungere una soglia di controllo accettabile su questa dipendenza.

  • LIBERATI DALLA COLPA

    Ecco come faccio io a liberarmi dai sensi di colpa (e tu puoi trarne liberamente ispirazione). Nell' universo, essendo questo infinito, ci sono tutte le possibilità di cui puoi disporre. Qualunque sia la tua presa di posizione, essa è contemplata nell'universo, perciò ha diritto di esistere. Devi pensare che la tua scelta o decisione o stato d'essere è degna/degno di esistere soltanto per il fatto che: 1) è possibile che esista e 2) essa o esso è giustificata/o dal fatto del verificarsi come reale. Mi rifaccio al principio taoista che nel tutto c'è tanto di positivo quanto di negativo e, in tutte le sue sfumature, ci sono diversi gradi di positivo e negativo, più o meno accentuati; e qualsiasi parte geografica unitaria dell'universo, sia essa animata oppure no, è indispensabile alla composizione del mosaico totale... delle cose, degli esseri, di tutto!

  • LA CONNESSIONE CON IL PASSATO

    Avete mai fatto caso a quanti riferimenti siamo connessi con il nostro passato? Ebbene, ecco alcuni esempi: GUARDARE UN FILM (Il film è stato girato nel passato, si guarda un qualcosa prodotto nel passato) ASCOLTARE MUSICA (Il brano è stato composto nel passato, si ascolta qualcosa “inciso” nel passato) PARLARE DELLA PROPRIA VITA (Solitamente si espone qualcosa avvenuto nel passato; forse che è ancora effettivo nel presente, ma che è comunque iniziato nel passato, quando se ne parla) LEGGERE QUALCOSA DI SCRITTO, COME UN LIBRO, UN MANOSCRITTO, UNA SCRITTA SU UN MURO, ETC… (Ciò che si legge è stato scritto nel passato) PENSARE (È solito e comune ricordare avvenimenti accaduti nel passato) A cosa serve il nostro Passato? Io risponderei: a vivere nel presente, ponendo le basi per il futuro. Perché si evince che ogni cosa facciamo, ogni stato che viviamo, ogni nostro pensiero è inevitabilmente un seme per il futuro. Non può essere altrimenti, sennò non si avrebbe continuità , né coscienza del momento presente, dove il momento è un intervallo di tempo discreto che comprende più cose, le quali vanno a definire l’evento che si vive.

LIBERATORIA

Io sono responsabile per ciò che intendo io, non per ciò che capisci tu.
Ciò che è pubblicato in questo mio spazio web non è necessariamente corrispondente alla realtà di ognuno.

Essenzialmente mi avvalgo della facoltà di pubblicare ciò che penso, non già ciò che adesso è vero qui.

Roberto Garbin

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